23/02/2021

NEWS N° 498 FEBBRAIO 2021 – NUOVI RIFIUTI URBANI TRA GESTORE PUBBLICO E RECUPERATORI PRIVATI: ESERCIZIO DI SCELTA PER LE IMPRESE ENTRO IL 31 MARZO

Per informazioni rivolgersi a: dott. Maurizio Spadavecchia mauriziospadavecchia@atseco.it; dott.sa Maria Laura Benevelli mariabenevelli@atseco.it; dott. Maurizio Anceschi maurizioanceschi@atseco.it;
Reggio Emilia, 23 Febbraio 2021

 


 

Tra le novità, apportate alla parte IV sui Rifiuti del Testo Unico dell’Ambiente da parte del D. Lgs n. 116 del 3 settembre 2020, più importanti e discusse per i potenziali impatti sui sistemi di gestione esistenti e per lo scarso periodo transitorio concesso per l’entrata in vigore rientra senz’altro la nuova definizione di Rifiuti Urbani e la cancellazione di fatto della “sottospecie” dei Rifiuti Speciali Assimilabili.

Ovvero la norma precedente (art. 198 cm. 2, let. g), che dava facoltà ai Comuni con proprio regolamento (e in bilanciamento con il sistema di gestione e impiantistico disponibile) di assimilare una serie di Rifiuti Speciali di origine non domestica ai Rifiuti Urbani e di poterli dunque ricevere nell’ambito del servizio pubblico, è completamente decaduta. Al suo posto è in vigore una generalizzata equiparazione definita direttamente per legge e valida su tutto il territorio nazionale, a prescindere da considerazioni relative alle quantità dei flussi di rifiuti messi in gioco e dalla organizzazione dei sistemi locali.

Nella rinnovata stesura dell’art. 183 del TUA (DLgs n. 152/2006 e smi), vigente e operativa dallo scorso 01 gennaio 2021, la definizione di Rifiuto Urbano infatti è:

b-ter)rifiuti urbani“:
1. i rifiuti domestici indifferenziati e da raccolta differenziata, ivi compresi: carta e cartone, vetro, metalli, plastica, rifiuti organici, legno, tessili, imballaggi, rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, rifiuti di pile e accumulatori e rifiuti ingombranti, ivi compresi materassi e mobili;

  1. i rifiuti indifferenziati e da raccolta differenziata provenienti da altre fonti che sono simili per natura e composizione ai rifiuti domestici indicati nell’ allegato L-quater prodotti dalle attività riportate nell’ allegato L-quinquies;
  2. i rifiuti provenienti dallo spazzamento delle strade e dallo svuotamento dei cestini portarifiuti;
  3. i rifiuti di qualunque natura o provenienza, giacenti sulle strade ed aree pubbliche o sulle strade ed aree private comunque soggette ad uso pubblico o sulle spiagge marittime e lacuali e sulle rive dei corsi d’acqua;
  4. i rifiuti della manutenzione del verde pubblico, come foglie, sfalci d’erba e potature di alberi, nonché i rifiuti risultanti dalla pulizia dei mercati;
  5. i rifiuti provenienti da aree cimiteriali, esumazioni ed estumulazioni, nonché gli altri rifiuti provenienti da attività cimiteriale diversi da quelli di cui ai punti 3, 4 e 5.

Quindi all’assimilazione “per legge” si procede mediante “incrocio” delle liste positive contenute nei due nuovi allegati alla parte IV del TUA:
L-quater (vedi) che individua i codici CER e
L-quinques (vedi) che individua le attività non domestiche produttrici di RU.

Dalla lettura dell’allegato L-quinques può peraltro emergere il dubbio che le imprese industriali siano escluse dalla produzione di RU?! Ci permettiamo di obiettare come questa possa essere una lettura semplicistica, che ci sembra venga “logicamente” superata rifacendosi alla stesura complementare tra i comma 2 e 3 dell’art. 184, che riportiamo di seguito:

  1. Sono rifiuti urbani i rifiuti di cui all’articolo 183, comma 1, lettera b‐ter [NB ossia la definizione integralmente riportata sopra!! con i riferimenti ai due allegati].

 

  1. Sono rifiuti speciali:
    a) i rifiuti prodotti nell’ambito delle attività agricole, agro-industriali e della silvicoltura, ai sensi e per gli effetti dell’
    articolo 2135 del codice civile, e della pesca;
    b) i rifiuti prodotti dalle attività di costruzione e demolizione, nonché i rifiuti che derivano dalle attività di scavo, …;
    c) i rifiuti prodotti nell’ambito delle lavorazioni industriali se diversi da quelli di cui al comma 2;
    d) i rifiuti prodotti nell’ambito delle lavorazioni artigianali se diversi da quelli di cui al comma 2;
    e) i rifiuti prodotti nell’ambito delle attività commerciali se diversi da quelli di cui al comma 2;
    f) i rifiuti prodotti nell’ambito delle attività di servizio se diversi da quelli di cui al comma 2;
    g) i rifiuti derivanti dall’attività di recupero e smaltimento di rifiuti, i fanghi prodotti dalla potabilizzazione e da altri trattamenti delle acque e dalla depurazione delle acque reflue, nonché i rifiuti da abbattimento di fumi, dalle fosse settiche e dalle reti fognarie;
    h) i rifiuti derivanti da attività sanitarie se diversi da quelli all’articolo 183, comma 1, lettera b-ter);
    i) i veicoli fuori uso.

Quindi per imprese industriali, artigianali, commerciali, di servizio (e attività sanitarie) resta Rifiuto Speciale … tutto quello che “è diverso dal Rifiuto Urbano”!!

A mo’ di esempio sembra possibile affermare che uno stabilimento industriale che al suo interno comprenda uffici (All. L-quinques, n.11), magazzini (n. 3), bar e mensa aziendali (n. 22 e 23), uno spazio espositivo (N. 6), con buona pace, produrrà certamente Rifiuti Urbani di cui all’Allegato L-quater. Detta in altri termini anche in un contesto eminentemente produttivo potranno essere con facilità individuate superfici che continueranno senza possibilità di dubbio ad essere assoggettate a TARI.

E a questo punto subentra l’ulteriore elemento prescrittivo implicito nella classificazione di Rifiuto Urbano, ossia la privativa comunale della gestione, ovvero l’affidamento “obbligatorio” di tali RU al concessionario gestore del servizio di igiene urbana. Come equo corrispettivo della sottomissione alla TARI.

Vari aspetti di criticità sono ravvisabili nella norma, come accennato in premessa, tra cui: la potenziale grande pressione sui sistemi di raccolta e gestione pubblici da parte dei nuovi flussi di RU di origine non domestica e, viceversa, la preoccupazione dei tanti operatori che, muovendosi in regime di mercato, in questi anni si sono strutturati ed hanno investito per rispondere alle esigenze più diverse dei produttori di Rifiuti Speciali ed oggi vedono tendenzialmente ridursi lo spazio di iniziativa economica.

In ogni caso la norma è vigente e guiderà nei prossimi anni, pur a valle di auspicabili aggiustamenti e chiarimenti, il riassetto dei sistemi territoriali di gestione dei rifiuti.

In tutto questo il Produttore “non domestico” del Rifiuto Urbano ha comunque di fronte una possibilità di scelta rimarcata variamente nel TUA:

  • all’art. 198 “competenze dei comuni, è stato inserito il comma 2-bis: “ Le utenze non domestiche possono conferire al di fuori del servizio pubblico i propri rifiuti urbani previa dimostrazione di averli avviati al recupero mediante attestazione rilasciata dal soggetto che effettua l’attività di recupero dei rifiuti stessi. Tali rifiuti sono computati ai fini del raggiungimento degli obiettivi di riciclaggio dei rifiuti urbani.”;
  • all’art 238, che tratta di “tariffa per la gestione dei rifiuti urbani”, è stato sostituito il comma 10 che adesso recita quanto segue:
    10 Le utenze non domestiche che producono rifiuti urbani di cui all’articolo 183 comma 1, lettera b‐ter) punto 2, che li conferiscono al di fuori del servizio pubblico e dimostrano di averli avviati al recupero mediante attestazione rilasciata dal soggetto che effettua l’attività di recupero dei rifiuti stessi sono escluse dalla corresponsione della componente tariffaria rapportata alla quantità dei rifiuti conferiti; le medesime utenze effettuano la scelta di servirsi del gestore del servizio pubblico o del ricorso al mercato per un periodo non inferiore a cinque anni, salva la possibilità per il gestore del servizio pubblico, dietro richiesta dell’utenza non domestica, di riprendere l’erogazione del servizio anche prima della scadenza quinquennale.

Quindi si può optare di rivolgersi ancora al mercato per i propri Rifiuti Urbani recuperabili, ottenendone probabilmente un relativo risparmio sulla “parte variabile” della TARI (ossia quella relativa alla quantità effettiva di rifiuto prodotto), ma non sulla componente “fissa”, in genere parametrata alle superfici.

In tal caso sotto il profilo della responsabilità (oltre che per l’aspetto meramente tariffario) è indispensabile per il Produttore ottenere dal Recuperatore una “Attestazione di avvio a recupero” dei propri RU.
Viceversa il conferimento al servizio pubblico di raccolta (v. art. 188 cm. 4, let. a) è clausola espressa di esclusione da ulteriori responsabilità da parte del Produttore / detentore del rifiuto.

 

In questo quadro di forte innovazione e incertezza (in mancanza di indicazioni nazionali più operative e dettagliate) si inserisce la Legge Regionale n. 11 del 29/12/2020 della Regione Emilia-Romagna che all’art. 14 detta prime “Disposizioni in merito al servizio di gestione dei rifiuti urbani” atte a perseguire un recepimento ordinato e omogeneo sul territorio regionale della nuova disciplina nazionale.

Al comma 2 di tale articolo si dispone che sono i Produttori (definiti “Utenze non domestiche”) che devono comunicare, “al Comune e all’affidatario del servizio pubblico dell’ambito gestionale di riferimento”, la scelta di avviare a recupero i propri rifiuti al di fuori del servizio pubblico.
E in chiusura del comma la Regione precisa comunque che “Dette utenze sono escluse dalla sola corresponsione della componente tariffaria rapportata alla quantità dei rifiuti conferiti.

Per l’anno 2021 la Regione Emilia-Romagna dispone (art. 15 LR n. 11/2020) che la comunicazione dev’essere fatta entro il prossimo 31 marzo, e di norma andrà a valere per i prossimi 5 anni.

In questa comunicazione il produttore dovrà indicare “i quantitativi dei rifiuti da avviare a recupero, distinti per codice EER e stimati sulla base dei quantitativi prodotti nell’anno precedente, nonché la durata del periodo, non inferiore a cinque anni, per cui si intende esercitare tale opzione. Alla comunicazione deve essere allegata idonea documentazione, anche nella modalità dell’autocertificazione, comprovante l’esistenza di un accordo contrattuale con il soggetto che effettua l’attività di recupero dei rifiuti.

 

Per gli anni successivi al 2021 l’opzione, sia di uscita che per richiesta di rientro nel servizio pubblico, dovrà essere comunicata entro il 30 settembre dell’anno solare precedente. In caso di richiesta di rientro anticipato (rispetto ai 5 anni di opzione minima contrattuale) nel servizio pubblico l’affidatario del servizio “… riprende la gestione qualora ciò non comporti un disequilibrio sull’organizzazione del servizio con riferimento alle modalità e ai tempi di svolgimento dello stesso.” (ossia ha facoltà anche di respingere la richiesta; art. 14 cm. 3).

A chi opta per il recupero dei propri RU in forma “autonoma” la Regione Emilia-Romagna infine chiede (art. 14 cm. 4), entro il 28 febbraio di ogni anno, di “comunicare, al comune e al gestore del servizio pubblico di riferimento, i quantitativi dei rifiuti urbani avviati a recupero nell’anno precedente dando specifica evidenza a quelli avviati a riciclo” (NB in quanto il “riciclaggio” è definito come quella modalità specifica di recupero “… attraverso cui i rifiuti sono trattati per ottenere prodotti, materiali o sostanze da utilizzare per la loro funzione originaria o per altri fini. Include il trattamento di materiale organico ma non il recupero di energia né il ritrattamento per ottenere materiali da utilizzare quali combustibili o in operazioni di riempimento” – da TUA art. 183 cm.1, let. u).