23/02/2026

NEWS N° 706 FEBBRAIO 2026 – RENTRI FRA EMERGENZA E PROROGA: CHE FARE DOPO IL BIG CRASH?

Il giorno 13 febbraio 2026 sarà forse ricordato come uno di quelli in cui, per l’ennesima volta, la burocrazia elefantiaca dello Stato ha fallito nel compito assegnatole, deludendo le aspettative delle imprese.
Nonostante più di tre anni di preparazione, di attese, di investimenti pubblici e privati, nonostante, tutto sommato, le imprese avessero accettato di buon grado la digitalizzazione della tracciabilità dei rifiuti e fossero pronte ai blocchi di partenza – non senza preoccupazioni, viste le incognite tecnologiche, normative e le sanzioni, anche penali, recentemente aggravate (NEWS N° 679) sempre incombenti sulle loro teste come la proverbiale spada – ancora una volta tutto si è tramutato in farsa.

Il fatto

Alle nove del mattino del 13 febbraio, RENTRI pubblicava sul proprio sito un laconico avviso, con cui comunicava, in sostanza, il fallimento del sistema, senza naturalmente spiegarne i motivi né individuarne le cause.
A dire il vero, solo pochi giorni prima del “crash”, era stato pubblicato sul medesimo sito il Decreto Direttoriale 05/02/2026 (NEWS N° 705) sulle procedure di emergenza da adottarsi in caso di malfunzionamento del RENTRI o di impossibilità di connessione.
I più maliziosi avevano suggerito che tanta tempestività, per un provvedimento che avrebbe potuto e dovuto essere emanato già da tempo, fosse dovuta agli esiti catastrofici degli ultimi test di tenuta del sistema (si mormora di urla nei corridoi del MASE…).
In ogni caso, è proprio grazie a quel provvedimento che oggi le imprese possono legittimamente continuare a gestire i propri rifiuti senza rischiare sanzioni.

La proroga

La parola magica era già risuonata nell’ultimo mese prima della scadenza, come italica risorsa sempre disponibile, salvifica e provvidenziale, pronta a rasserenare gli animi. Ma questa volta è stata la proroga stessa ad essere… “prorogata”.
Eravamo abituati alle proroghe dell’ultimo minuto, quelle di cui si discorre per mesi e settimane, prima attese, poi annunciate come un pargolo e infine partorite nella soddisfazione generale.
Questa volta, però, il lieto evento non c’è stato.
Ora naturalmente si corre ai ripari ed è tutto un parlare di emendamenti, mille proroghe, scadenze modificate (ovviamente dopo che la scadenza è già passata), rinvio delle sanzioni, abolizione di termini e quant’altro.
Ma la verità è che, ad oggi, ancora non si è visto nulla, e i più ottimisti ipotizzano la data del 1° marzo per capire come andranno le cose.
È dunque inutile fare commenti, anche su emendamenti approvati, ma non ancora votati: restiamo quindi in trepida e religiosa attesa delle decisioni del nostro Legislatore.

Che fare oggi?

Oggi la condizione rimane quella venutasi a creare dopo la pubblicazione dell’avviso RENTRI del 13 febbraio, indipendentemente dall’aggiornamento del 16 in cui si comunicava, ironicamente, che i servizi già attivi prima del 13 erano stati… riattivati.
Pertanto, le imprese possono legittimamente utilizzare il formulario cartaceo, nel rispetto delle procedure previste dall’Allegato 1 del Decreto Direttoriale 5 febbraio 2026 (NEWS N° 705).

Una lezione da ricordare

Dopo anni di attesa, investimenti e promesse, il sistema che avrebbe dovuto modernizzare la tracciabilità dei rifiuti si è fermato al primo vero banco di prova.
Le imprese, come sempre, restano in attesa. Il sistema, invece, resta in emergenza.
Il RENTRI, nato per digitalizzare il futuro, per ora ha certificato solo una cosa: la sorprendente resilienza della carta.